BUON NATALE

Cari amici di Viaggio Mistico,
innanzitutto desidero ringraziarvi per l’affetto con cui seguite il Blog e la pagina Facebook; siete sempre più numerosi e questo è di stimolo per migliorare ed introdurre delle interessanti novità nel 2018.

Il Natale è alle porte e voglio augurarvi di saper cogliere l’AMORE ovunque ed in qualsiasi creatura; è la “rinascita” del CUORE, un momento speciale che ci ricorda uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza stessa: AMARE .

Possa il più nobile dei sentimenti essere la nostra “guida”.

Un abbraccio luminoso a tutti

Andrea Barani

ANTICA BENEDIZIONE CELTICA

Sul palmo della sua mano
possa la strada venirvi incontro,
possa il vento sospingervi dolcemente,
possa il mare lambire la vostra terra
e il cielo coprirvi di benedizioni,
possa il sole illuminare il vostro volto
e la pioggia scendere lieve sul vostro campo.

Possa Iddio tenervi sul palmo della Sua mano
fino al vostro prossimo incontro.

Possa la sua leggerezza largamente benedirvi.

Dialogo GESU’ e NICODEMO

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui».

Gesù gli rispose:
«In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio».

Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?»

Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?»

Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo. E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

dal Vangelo di Giovanni

TAGORE – Nessuno sa

Nessuno sa di dove viene il sonno
che aleggia sugli occhi dei bambini?
Si. Si dice che abiti laggiù,
in un villaggio incantato, dove,
tra le ombre d’una fitta foresta
fiocamente illuminata dalle lucciole,
splendidi pendono due timidi fiori.
Ecco di dove viene il sonno
a baciare il sonno dei bambini.

Nessuno sa dove nacque il sorriso
che ondeggia sulle labbra dei bambini
che dormono?
Si, si dice che un giovane
pallido raggio di luna crescente
abbia sfiorato il lembo
d’una leggera nuvola autunnale;
e così, nel sogno di un mattino
bagnato di rugiada, per la prima
volta nacque il sorriso che ondeggia
sulle labbra dei bambini che dormono.

Nessuno sa dove a lungo nascose
la dolce e tenera freschezza
che fiorisce sulle membra dei bambini?
Si. Quando la madre era ancor giovinetta,
la portava nel cuore colmo del mistero
delicato e silenzioso dell’amore:
là sbocciò la dolce e tenera freschezza
che fiorisce sulle membra dei bambini.

Rabindranath TAGORE

RUMI – Una sola anima

In verità siamo una sola anima
tu ed io,
appariamo e ci nascondiamo
tu in me,
io in te.
Ecco il mio significato profondo
della mia relazione con te,
poichè fra te e me
non esistono ne tu ne io,
siamo al tempo stesso
lo specchio e il volto,
siamo ebbri della coppa eterna,
siamo il balsamo e la guarigione,
siamo l’acqua di giovinezza
e colui che la versa.

Jalal al Din RUMI

ASTROLOGIA – Dialogo tra Sri Yukteswar e Yogananda

Sri Yukteswar: << Mukunda (Yogananda), perché non porti un bracciale astrologico? >>.

Yogananda: << Dovrei farlo, Maestro? Non credo nell’Astrologia >>.

Sri Yukteswar: << Non è questione di credere; l’unico atteggiamento scientifico che si dovrebbe assumere di fronte a qualsiasi soggetto è quello di sapere se sia vero. La legge della gravitazione era ugualmente attiva prima e dopo Newton. Il cosmo sarebbe davvero piuttosto caotico se le sue leggi non potessero operare senza la sanzione della credenza umana.
I ciarlatani hanno discreditato l’antica scienza degli astri. L’Astrologia è troppo vasta, sia dal punto di vista matematico che da quello filosofico, per essere giustamente afferrata se non da uomini dalla profonda comprensione.

Che gli ignoranti leggano male nei cieli e vi scorgano degli scarabocchi invece di uno scritto, ciò è ben naturale e prevedibile in questo mondo imperfetto. Non si deve scartare la saggezza insieme ai saggi.

Tutte le parti della creazione sono congiunte tra di loro e si influenzano scambievolmente. Il ritmo equilibrato dell’universo è radicato nella reciprocità’, continuò il mio Guru. ‘L’uomo nel suo aspetto umano, deve combattere due tipi di forze diverse: primo, il tumulto del suo intimo, provocato dalla mescolanza di elementi: terra, acqua, aria ed etere; secondo, le forze disintegranti esterne della natura. Fin quando l’uomo combatte con la sua natura mortale, egli sottostà all’influsso degli innumerevoli mutamenti del cielo e della terra.
L’Astrologia è lo studio delle reazioni dell’uomo agli stimoli planetari. Le stelle non hanno alcuna benevolenza o animosità cosciente; emettono solamente radiazioni positive e negative. Queste, per se stesse, non aiutano né danneggiano l’umanità, ma sono il mezzo esteriore che permette alla legge karmica di causa effetto che ogni uomo ha messo in moto nel passato, di esplicare la sua azione equilibratrice.
Un bimbo nasce nel giorno e nell’ora in cui i raggi celesti si trovano in armonia matematica con il suo karma individuale. Il suo oroscopo è un ritratto accusatore che rivela il suo inalterabile passato e i suoi probabili risultati futuri. Ma questo certificato di nascita può essere interpretato esattamente solo dagli uomini di saggezza intuitiva; e sono pochi.
Il messaggio arditamente proclamato attraverso i cieli al momento della nascita non va inteso nel senso di dare una importanza strettamente determinante al fato, cioè al risultato del bene e del male compiuti nel passato, ma al contrario, deve risvegliare la volontà dell’uomo di sottrarsi al suo asservimento.

Ciò che egli ha fatto, egli stesso può disfarlo. Nessuno all’infuori di lui ha promosso quelle cause che determinano gli effetti dominanti la sua vita attuale. Egli può superare ogni limitazione, perché egli stesso la creò con i suoi atti, e perché è in possesso di risorse spirituali non soggette alle pressioni planetarie.
Un superstizioso timore riverenziale dell’Astrologia rende l’uomo un automa, schiavo delle propria sottomissione ad una guida meccanica. L’uomo saggio vince i propri pianeti – cioè, il proprio passato – assoggettandosi, invece che alla creazione, al Creatore. Più egli si rende conto della sua unità con lo Spirito, meno potrà essere dominato dalla materia. L’anima è sempre libera; non ha fine perché non ha principio. Non può essere soggiogata dalle stelle.
L’uomo è un’anima e ha un corpo. Quando ha giustamente collocato il proprio senso di identità, si lascia alle spalle ogni condizione cattivante. Fin quanto resta nel confuso stato di amnesia spirituale che gli è solito, sarà incatenato alla legge che lo circonda.
Dio è Armonia; il devoto che si intona ad essa non compirà mai un’azione sbagliata; le sue attività si accorderanno sempre in modo giusto e naturale al ritmo della legge astrologica. Dopo aver pregato e meditato profondamente, egli sarà in contatto con la propria coscienza divina; non vi è potere più grande di questa protezione interiore >>.

Yogananda: << Allora, caro Maestro, perché volete che io porti un bracciale astrologico? >> Arrischiai questa domanda dopo un lungo silenzio, durante il quale avevo cercato di assimilare le elevate spiegazioni di Sri Yukteswar, che contenevano pensieri assai nuovi per me.

Sri Yukteswar: << Solo quando un viaggiatore ha raggiunto la méta può buttar via le sue carte. Durante il viaggio, egli trae vantaggio da ogni utile scorciatoia. Gli antichi rishi scoprirono molte vie per abbreviare il periodo dell’esilio umano nell’illusione. Nella legge del karma vi sono alcune configurazioni meccaniche che possono essere abilmente aggiustate dalle dita della saggezza.
Tutti i mali del mondo sono provocati da qualche trasgressione alla legge universale. Le Scritture mettono in rilievo il fatto che l’uomo deve ottemperare alle leggi della natura, pur non discreditando l’onnipotenza divina. Egli dovrebbe dire: ‘Signore, ho fede in Te e so che Tu puoi aiutarmi, ma farò anche io del mio meglio per annullare ogni male che ho fatto. ’ Con vari mezzi: la preghiera, la volontà, la meditazione, con il chiedere consiglio ai santi e portando bracciali astrologici, gli effetti deleteri degli errori passati possono essere diminuiti o annullati.
‘Come una casa può essere fornita di un’asta di rame sul tetto per la protezione dai fulmini, così il tempio corporeo può beneficiare di varie misure protettive. Secoli fa, i nostri rishi studiarono il problema del come combattere gli effetti nocivi delle sottili influenze cosmiche. Essi scoprirono che i metalli puri emettono una luce astrale che reagisce fortemente all’influsso negativo dei pianeti. Anche certe combinazioni di piante furono trovate beneficamente attive. Soprattutto efficaci sono le pietre preziose perfette, non più piccole di due carati.
Gli usi pratici preventivi dell’Astrologia ben di rado sono stati studiati seriamente fuori dell’India. Un fatto poco noto è che i gioielli, i metalli e i preparati di piante sono senza efficacia se non hanno il peso richiesto e se questi agenti salutari non sono messi a diretto contatto con la pelle >>.

Yogananda: << Maestro, seguirò certamente i vostri consigli e mi procurerò un bracciale. Sono un po’ imbarazzato all’idea di turlupinare un pianeta! >>

Sri Yukteswar: << In linea generale, consiglio l’uso di un braccialetto fatto d’oro, d’argento e di rame. Ma per uno scopo particolare voglio che tu ne abbia uno d’argento e di piombo… >>

Tratto da ”Autobiografia di uno Yogi”
(Paramahansa Yogananda)

LE PORTE DEL PARADISO – racconto sufi

C’era una volta un uomo buono che aveva passato tutta la sua vita a coltivare le qualità raccomandate a coloro che vogliono guadagnarsi il paradiso. Egli era molto generoso con i poveri, amava e serviva i suoi simili. Ricordandosi della necessità di avere pazienza, aveva sopportato molte prove dolorose e imprevedibili, spesso per altruismo. Aveva viaggiato alla ricerca della conoscenza. La sua umiltà e il suo comportamento erano talmente esemplari che la sua reputazione di saggio e di buon cittadino si era diffusa ai quattro angoli della terra.
Egli esercitava effettivamente tutte queste qualità, ogni volta che se ne ricordava.
Tuttavia, aveva un difetto: la disattenzione.
Questa tendenza non era molto marcata in lui ed egli si diceva che, ‘in confronto a tutte le sue virtù, poteva tutt’al più essere considerata un piccolo difetto. C’erano dei poveri che trascurava di aiutare perché, di tanto in tanto, era insensibile ai loro bisogni. Anche l’amore e il servizio venivano talvolta dimenticati, quando sorgevano in lui quelli che considerava bisogni personali o, perlomeno, desideri.
Egli amava molto dormire, e quando era addormentato gli capitava di perdere delle occasioni – occasioni di cercare la conoscenza o di assimilarla, di praticare la vera umiltà, di accrescere il numero delle sue buone azioni – e queste occasioni passavano e non si ripresentavano più.
Sia le qualità che aveva esercitato, sia la caratteristica della disattenzione, lasciarono la loro impronta sulla sua essenza.
Alla fine egli morì. Quando si ritrovò nell’aldilà, sulla strada che conduce alle porte del Giardino Cintato, l’uomo si fermò un istante per esaminare la sua coscienza e concluse che aveva sufficienti probabilità di varcare le porte del paradiso.
Tuttavia, vide che le porte erano chiuse. Fu allora che una voce tuonò: “Sta’ attento, perché le porte si aprono solo una volta ogni cento anni”. Allora si sedette per aspettare, tutto eccitato da quella prospettiva, ma non avendo più occasione di esercitare le sue virtù per il bene dell’umanità, si accorse che la sua capacità di attenzione era insufficiente. Dopo aver vegliato per un tempo che gli sembrò un secolo, la testa gli cominciò a ciondolare sotto l’effetto del sonno. Le sue pupille si chiusero per un istante.
E fu proprio in quell’attimo fuggente che le porte si spalancarono. Prima ancora che i suoi occhi si fossero completamente riaperti, le porte si richiusero con un frastuono tale da risvegliare i morti.

LA COMPASSIONE DELLA LUCE

“L’Illuminato vide l’Uomo ancora impigliato nella trappola dell’egoismo,
alla ricerca di un potere illusorio che solamente disarmonie
era in grado di materializzare.
Sentì i tormenti dell’Umanità, la sua infelicità, il suo stato di “sonno“ 
e la nebbia che ostacolava il filtrare della Luce.
Ed in tutto ciò vide il suo Sé antico,
quando ancora “non conosceva se stesso“.

E allora, mosso da profonda compassione,
lasciò il suo stato di beatitudine in cui il “suono del silenzio“
riempiva armoniosamente l’assenza di conflittualità …
e si ricongiunse alla vita terrena …

L’Amore e la Conoscenza di pochi sopperiscono all’egoismo
e all’inconsapevolezza dei tanti …”

© Andrea Barani

KARMA – Sintetizzazione occidentale di un principio universale

In questa, che potremmo definire “era moderna”, è più che mai attiva la materializzazione di ciò che auspicavano diversi illuminati, ovvero uno scambio più intenso tra la cultura e sapienza orientale con quella occidentale.
Trasmettersi a vicenda le qualità migliori per favorire uno scatto evolutivo collettivo.
Ma questo scambio, in realtà, riguarda tutti i vari aspetti esistenziali.
Gli aspetti esteriori più evidenti di questa intensificazione di scambi sono legate a ciò che si può assaporare con i 5 sensi: sapori, cibi, bevande, profumi, musiche, ed altro ancora.
Ma anche gli aspetti interiori sono più che mai sollecitati.
Ed è così che antiche conoscenze spirituali orientali s’introducono e s’intrecciano nella cultura occidentale, ed abitudini e stili di vita occidentali sono ormai entrate nel tessuto sociale orientale.
“Gli scambi degli ultimi decenni  hanno generato situazioni inusuali, come ad esempio, orientali che sognano di sfrecciare in Ferrari ed occidentali in posizione del loto a meditare”.
Ma questa sarebbe un’ingiusta sintetizzazione, che rappresenterebbe una realtà “parziale”.
Ed a sintetizzare ciò che non si conosce, si rischia, appunto, di travisare o rendere incompleto il significato originale.
E questo accade ogni giorno.
Un esempio, che può rendere bene l’idea, è quello dell’utilizzo, sempre più diffuso, del termine Karma nel linguaggio occidentale.
Gran parte delle persone pronunciano questo termine per indicare “un qualcosa di negativo che gli torna indietro”.
Questa sintetizzazione del termine Karma tende ad essere “categorizzata”, nelle menti occidentali, come un qualcosa di negativo, o comunque di abbinabile con eventi negativi.
Ma qual è il vero significato di Karma?
Karma è un termine che deriva dal sanscrito कर्मन् (karman).
Nella cultura indiana ed in varie sue filosofie e religioni (Induismo, Buddhismo, Giainismo), si utilizza questo termine per rappresentare il principio che attiva la legge di “Causa ed Effetto”, secondo la quale ad ogni azione corrisponde un’azione contraria di uguale intensità che avverrà nella presente o futura incarnazione.
Questa legge cosmica, di origina antica, è conosciuta anche in varie altre culture e religioni ed è rintracciabile fin dagli antichi Princìpi di Ermete Trismegisto, uno dei più grandi Illuminati che la terra abbia mai ospitato.
Approfondendo il significato di Karma e la sua relazione con la legge di “Causa ed Effetto” si può constatare come tutte le azioni siano karmiche, sia quelle “positive” che quelle “negative”; entrambe concorrono nel formare il nostro domani attraverso una serie di esperienze volte a condurci verso la totalità del nostro essere.
Quando si prende coscienza di questa legge universale, diviene naturale tendere a compiere azioni “positive” anziché “negative”.
Anche fare una carezza, un abbraccio, prendersi cura di una piccola creatura, è karmico… e rende migliore la nostra vita e quella di chi ci circonda… ed è un semplice ma grande contributo a rendere migliore il mondo.

© Andrea Barani 


IL SIMBOLISMO DELLO ZODIACO NEI PITAGORICI – René Guénon

<< Trattando la questione delle porte solstiziali ci siamo riferiti direttamente soprattutto alla tradizione indù, perché in essa i dati che vi si riferiscono sono presentati nel modo più chiaro; ma in realtà si tratta di qualcosa che è comune a tutte le tradizioni, e si può trovare anche nell’antichità occidentale. Nel Pitagorismo, in particolare, il simbolismo zodiacale sembra aver avuto un’importanza altrettanto considerevole; le espressioni “porta degli uomini” e “porta degli Dèi”, da noi usate, appartengono del resto alla tradizione greca; solo che le informazioni giunte sino a noi sono in questo caso talmente frammentarie e incomplete che la loro interpretazione può dar luogo a parecchie confusioni, che non sono mancate da parte di coloro che hanno considerato tali informazioni isolatamente e senza renderle più chiare per mezzo di un raffronto con altre tradizioni.

Anzitutto, per evitare certi equivoci, sulla posizione reciproca delle due porte, occorre ricordarsi di quanto abbiamo detto sull’applicazione del ‘senso inverso’, a seconda che le si consideri in rapporto all’ordine terrestre o all’ordine celeste: la porta solstiziale d’inverno, o il segno del Capricorno, corrisponde al nord nel ciclo annuale, ma al sud in relazione al cammino del sole nel cielo; così, la porta solstiziale d’estate, o il segno del Cancro, corrisponde al sud nel ciclo annuale, e al nord in relazione al cammino del sole. Per questo, mentre il movimento ‘ascendente’ del sole va da sud a nord e il suo movimento ‘discendente’ da nord a sud, il periodo ‘ascendente’ dell’anno dev’essere invece considerato compiersi nella direzione nord-sud, e il suo periodo’ discendente’ in quella sud-nord, come abbiamo già detto in precedenza. Proprio in rapporto a quest’ultimo punto di vista, secondo il simbolismo vedico, la porta del dêva-loka è situata verso nord e quella del pitri-loka verso sud, senza che vi sia in ciò, malgrado le apparenze, alcuna contraddizione con quello che troveremo più avanti.

Citeremo, corredandolo delle spiegazioni e rettificazioni necessarie, il riassunto dei dati pitagorici esposto da Jérôme Carcopino: «I pitagorici» egli dice «avevano costruito tutta una teoria sui rapporti dello Zodiaco con la migrazione delle anime. A quale data risalirebbe? È impossibile saperlo. Fatto sta che nel secolo II della nostra era, essa fioriva negli scritti del pitagorico Numenio, che ci è permesso di conoscere attraverso un riassunto secco e tardivo di Proclo, nel suo commento alla Repubblica di Platone, e un’analisi, al tempo stesso più ampia e più antica, di Porfirio, nei capitoli XXI e XXII del De Antro Nympharum». Ecco, diciamolo subito, un esempio piuttosto significativo di ‘storicismo’: la verità è che non si tratta per nulla di una teoria ‘costruita’ più o meno artificialmente, a questa o quella data, dai pitagorici o da altri, a modo di una semplice opinione filosofica o di una concezione individuale qualunque; si tratta di una conoscenza tradizionale, che concerne una realtà di ordine iniziatico, e, proprio in virtù del suo carattere tradizionale, non ha e non può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Sono, beninteso, considerazioni che possono sfuggire a un ‘erudito’; ma egli dovrebbe almeno capire questo: se la teoria in questione fosse stata ‘costruita dai pitagorici’, come spiegare il fatto che essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo? Anche questo, Carcopino, in quanto ‘specialista’ dell’antichità greco-latina, può sfortunatamente ignorarlo; ma, da quel che riferisce egli stesso in seguito, risulta che tale dato si trova già in Omero; dunque, anche presso i Greci essa era conosciuta, non diremo solo prima di Numenio, cosa fin troppo evidente, ma prima dello stesso Pitagora; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli, e poco importa la data forse ‘tardiva’ alla quale certi autori, che non hanno inventato nulla e non ne hanno mai avuto la pretesa, l’hanno formulato per iscritto in modo più o meno preciso.

Detto questo, torniamo a Proclo e a Porfirio: «I nostri due autori concordano nell’attribuire a Numenio la determinazione dei punti estremi del cielo, il tropico d’inverno, sotto il segno del Capricorno, e il tropico d’estate, sotto quello del Cancro, e nel definire, evidentemente sulle sue tracce, e sulle tracce dei ‘teologi’ che egli cita e che gli sono serviti da guide, il Cancro e il Capricorno come le due porte del cielo. Sia per discendere nella generazione, sia per risalire a Dio, le anime dovevano quindi necessariamente varcare una di esse». Per «punti estremi del cielo», espressione un po’ troppo ellittica per essere perfettamente chiara da sola, bisogna naturalmente intendere qui i punti estremi raggiunti dal sole nella sua corsa annuale, dov’esso in certo modo si arresta, da cui il nome di ‘solstizi’; a tali punti solstiziali corrispondono le due ‘porte del cielo’, il che è appunto esattamente la dottrina tradizionale che già conosciamo. Come abbiamo indicato altrove, questi due punti erano talora simboleggiati – per esempio sotto il tripode di Delfi e sotto gli zoccoli dei corsieri del carro solare – dal polipo e dal delfino, che rappresentano rispettivamente il Cancro e il Capricorno. Inutile dire, d’altra parte, che gli autori in questione non hanno potuto attribuire a Numenio la determinazione stessa dei punti solstiziali, che erano noti da sempre; si sono semplicemente riferiti a lui come a uno di coloro che ne avevano parlato prima di loro, e come egli stesso si era già riferito ad altri ‘ teologi’.

Si tratta poi di precisare il ruolo proprio di ciascuna delle due porte, ed è qui che nasce la confusione:, «Secondo Proclo, Numenio le avrebbe rigidamente specializzate: per la porta del Cancro, la caduta delle anime sulla terra; per quella del Capricorno, l’ascensione delle anime nell’etere. In Porfirio, invece, è detto soltanto che il Cancro è a nord e favorevole alla discesa, il Capricorno a sud e favorevole alla salita: di modo che invece di essere strettamente assoggettate al ‘senso unico’, le anime avrebbero conservato, sia all’andata che al ritorno, una certa libertà di circolazione». La fine di questa citazione esprime, a dire il vero, un’interpretazione di cui conviene lasciare tutta la responsabilità a Carcopino; non vediamo assolutamente in cosa quel che dice Porfirio sarebbe ‘contrario’ a quel che dice Proclo; forse è formulato in modo un po’ più vago, ma sembra di fatto voler dire in fondo la stessa cosa: ciò che è «favorevole» alla discesa o alla salita deve probabilmente intendersi come ciò che la rende possibile, poiché non é molto verosimile che Porfirio abbia voluto lasciar sussistere in tal modo una specie di indeterminazione, il che, essendo incompatibile con il carattere rigoroso della scienza tradizionale, non sarebbe in ogni caso in lui che una pura e semplice prova d’ignoranza su questo punto. Comunque, è visibile che Numenio non ha fatto altro che ripetere, sulla funzione delle due porte, l’insegnamento tradizionale conosciuto; d’altra parte, se egli pone, come indica Porfirio, il Cancro a nord e il Capricorno a sud, evidentemente egli considera la loro posizione nel cielo; lo indica d’altronde abbastanza chiaramente il fatto che, in quel che precede, sono in questione i ‘ tropici ‘, che non possono avere altro significato oltre quello, e non i ‘ solstizi’, che si riferirebbero invece più direttamente al ciclo annuale; e per questo la posizione qui enunciata è inversa a quella data dal simbolismo vedico, senza tuttavia che ciò costituisca alcuna differenza reale, giacché si tratta di due punti di vista ugualmente legittimi, che si accordano perfettamente fra di loro se si è capito il loro rapporto.

Ma vedremo qualcosa di ancor più straordinario: Carcopino continua dicendo che «è difficile, in mancanza dell’originale, trarre da queste allusioni divergenti», ma che in realtà, dobbiamo aggiungere noi, sono divergenti solamente nel suo pensiero, «la vera dottrina di Numenio», che, abbiamo visto, non è la sua propria dottrina, ma soltanto l’insegnamento da lui riferito, cosa d’altronde più importante e più degna d’interesse; «ma risulta dal contesto di Porfirio che, anche esposta sotto la sua forma più elastica» – come se potesse esserci «elasticità» in un problema che è unicamente una questione di conoscenza esatta – «essa resterebbe in contraddizione con quelle di certi suoi predecessori, e, in particolare, con il sistema che alcuni più antichi pitagorici avevano fondato sulla loro interpretazione dei versi dell’Odissea in cui Omero ha descritto la ‘ grotta d’Itaca’», cioè quell’‘antro delle Ninfe’ che non è altro se non una delle raffigurazioni della ‘caverna cosmica’ di cui abbiamo parlato in precedenza. «Omero, annota Porfirio, non si è limitato a dire che la grotta aveva due porte. Egli ha specificato che una era volta al lato nord, e l’altra, più divina, al lato sud, e che si discendeva dalla porta a nord. Ma non ha indicato se si poteva scendere per la porta a sud. Dice solo: è l’entrata degli dèi. Mai l’uomo prende il cammino degli immortali». Pensiamo che questo dev’essere il testo stesso di Porfirio, e non vi vediamo la contraddizione annunciata; ma ecco ora il commento di Carcopino: «Secondo questa esegesi, si scorgono, in quel compendio, dell’universo che è l’antro delle Ninfe, le due porte che s’innalzano ai cieli e sotto le quali passano le anime, e, al contrario del linguaggio che Proclo mette in bocca a Numenio, quella a nord, il Capricorno, fu dapprima riservata all’uscita delle anime, e quella a sud, il Cancro, fu di conseguenza assegnata al loro ritorno a Dio».

Ora che abbiamo completato la citazione, possiamo facilmente renderci conto che la pretesa contraddizione, anche qui, esiste solo secondo Carcopino; c’è infatti nell’ultima frase un errore evidente, e persino un duplice errore, che sembra veramente inspiegabile. Anzitutto, è Carcopino che aggiunge di propria iniziativa la menzione del Capricorno e del Cancro; Omero, a quanto dice Porfirio, designa le due porte solo per mezzo della loro posizione a nord o a sud, senza indicare i segni zodiacali corrispondenti; ma, siccome precisa che la porta «divina» è quella a sud, bisogna concludere che è questa che corrisponde per lui al Capricorno, esattamente come per Numenio, vale a dire che anch’egli situa le due porte secondo la loro posizione nel cielo, e tale sembra quindi esser stato, in genere, il punto di vista dominante in tutta la tradizione greca, anche prima del pitagorismo. Inoltre, l’uscita delle anime dal ‘cosmo’ e il loro ‘ritorno a Dio’ sono propriamente una sola e identica cosa, di modo che Carcopino attribuisce, apparentemente senza accorgersene, lo stesso ruolo a entrambe le porte; Omero dice, tutto al contrario, che per la porta a nord si effettua la ‘discesa’, cioè l’entrata nella ‘caverna cosmica’ o, in altri termini, nel mondo della generazione e della manifestazione individuale. In quanto alla porta a sud, essa è l’uscita dal ‘cosmo’, e, di conseguenza, per essa si effettua la ‘salita’ degli esseri in via di liberazione; Omero non dice espressamente se si può anche scendere per tale. porta, ma ciò non è necessario, poiché, designandola come «entrata degli dèi», egli indica a sufficienza quali siano le ‘discese’ eccezionali che vi si effettuano, conformemente a quanto abbiamo spiegato nel nostro studio precedente. Insomma, che la posizione delle due porte sia considerata in rapporto al cammino del sole nel cielo, come nella tradizione greca, o in rapporto alle stagioni nel ciclo annuale terrestre, come nella tradizione indù, è sempre il Cancro a essere la “porta degli uomini” e il Capricorno la “porta degli Dèi”; non può esserci in questo alcuna variazione e di fatto non ve n’è alcuna; è solo l’incomprensione degli ‘eruditi’ moderni che crede di scoprire, nei vari interpreti delle dottrine tradizionali, divergenze e contraddizioni che non vi si trovano >>.

(Ed. originale Le symbolisme du Zodiaque chez les Pythagoriciennes, in Études Traditionelles, giugno 1938)