LA MANO DI MOKUSEN – Storia Zen

Mokusen Hiki viveva in un tempio nella provincia di Tamba. Uno dei suoi seguaci si lamentò con lui dell’avarizia della propria moglie.
Mokusen andò a trovare la moglie del seguace e le mise davanti al naso il pugno chiuso. «Che cosa vuoi dire con questo?» domandò stupita la donna.
«Supponi che il mio pugno fosse sempre così. Come lo definiresti?» le disse Mokusen.
«Deforme» rispose lei.
Allora Mokusen spalancò la mano davanti al viso della donna e disse: «E ora supponi che fosse sempre così. Che cosa diresti?».
«Che è un altro tipo di deformità» disse la donna.
«Se capisci questo,» concluse Mokusen «sei una buona moglie». E andò via.
Dopo quella visita, la donna aiutò il marito non soltanto a risparmiare, ma anche a distribuire.


Immagine dal web (Disclamer)

PIOGGIA DI FIORI – Storia Zen

Subhuti era discepolo di Buddha. Era capace di capire la potenza del vuoto, il punto di vista che nulla esiste se non nei suoi rapporti di soggettività e di oggettività.
Un giorno Subhuti, in uno stato d’animo di vuoto sublime, era seduto sotto un albero. Dei fiori cominciarono a cadergli tutt’intorno.
«Ti stiamo lodando per il tuo discorso sul vuoto» gli mormorarono gli dèi.
«Ma io non ho parlato del vuoto» disse Subhuti.
«Tu non hai parlato del vuoto, noi non abbiamo udito il vuoto» risposero gli dèi «Questo è il vero vuoto». E le gemme cadevano su di lui come una pioggia.

L’ARTISTA TACCAGNO – Storia Zen

Gessen era un monaco artista. Prima di mettersi a disegnare o a dipingere, insisteva sempre perché lo pagassero in anticipo, e i suoi compensi erano molto alti.
Tutti lo conoscevano come «l’artista taccagno».

Una volta una geisha gli ordinò un dipinto.
«Quanto puoi pagare?» chiese Gessen.
«Quello che vuoi tu,» rispose la ragazza «ma voglio che tu faccia il lavoro davanti a me».
Così un certo giorno Gessen fu chiamato dalla geisha. Ella dava una festa per il suo protettore.
Gessen, con eleganti pennellate, fece il dipinto. Quando lo finì, chiese la cifra più alta di quel tempo.
Ricevette la somma. Allora la geisha, rivolgendosi al suo protettore, disse: «Quest’artista non vuole che il denaro. I suoi dipinti sono belli ma la sua mente è sudicia; il denaro l’ha trasformato in una melma. Uscita
da una mente così sporca, la sua opera non è degna di essere esposta. E’ a malapena adatta per una delle mie sottovesti».
E togliendosi l’abito, chiese a Gessen di fare un’altra pittura sul dietro della sua sottoveste.

«Quanto mi paghi?» domandò Gessen.
«Oh, qualunque somma» rispose la ragazza.
Gessen stabilì una cifra spropositata, fece il dipinto come gli era stato chiesto di farlo e se ne andò.
In seguito si seppe che Gessen era tanto avido di denaro per queste ragioni:
Spesso la sua provincia era afflitta da una terribile carestia.
I ricchi non aiutavano i poveri, così Gessen 
aveva un magazzino segreto, ignoto a tutti, che lui teneva sempre pieno di grano, pronto per quei casi di emergenza.
La strada che portava dal suo villaggio al Santuario Nazionale era in pessimo stato e per molti pellegrini il viaggio era estremamente disagevole. Lui voleva costruire una strada migliore.
Il suo insegnante era morto senza portare a compimento il desiderio di costruire un tempio, e Gessen voleva terminare questo tempio per lui.
Quando Gessen riuscì a realizzare questi tre desideri, buttò via i pennelli e gli attrezzi da pittore e, ritiratosi sulle montagne, non dipinse mai più.

UNA TAZZA DI TE’ – Storia Zen

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «E’ ricolma. Non ce n’entra più!».
«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»

BENE e MALE – Storia Zen

Durante le settimane in cui Bankei faceva il suo ritiro di meditazione, gli allievi venivano da tutto il Giappone per assistervi. Nel corso di uno di questi seminari, un allievo fu sorpreso a rubare.
L’episodio fu riferito a Bankei con la richiesta che il colpevole fosse scacciato. Bankei ignorò il fatto.
Successivamente l’allievo fu colto di nuovo in flagrante, e anche stavolta Bankei non si curò della faccenda.
Questo fece andare in collera gli altri allievi, che presentarono una petizione in cui chiedevano l’allontanamento del ladro, affermando che altrimenti se ne sarebbero andati tutti quanti.
Allorché Bankei lesse la petizione, li convocò tutti. «Voi siete fratelli assennati» disse. «Voi sapete quello che è bene e quello che non lo è.  Voi potete andarvene a studiare altrove, se così vi garba, ma questo povero fratello non sa nemmeno distinguere il bene dal male. Chi glielo insegnerà, se non lo faccio io? Lo terrò qui anche se doveste andarvene tutti quanti».
Un fiume di lacrime inondò la faccia del fratello che aveva rubato.
Ogni desiderio di rubare era scomparso in lui.