L’INGRESSO DI GESÙ A GERUSALEMME dal Vangelo di Luca

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

dal Vangelo di Luca (Lc 19,28-40)

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ARRABBIARSI CON DIO

Spesso tutti e dico proprio tutti ( atei compresi ) si sono arrabbiati con Dio. Chi perché ha fatto tardi al suo primo giorno di lavoro, chi perché si è macchiato cinque minuti prima del colloquio fatidico la camicia bianca, chi per la morte di un proprio caro, chi per la malattia di un proprio caro, chi per ecc … Dico tutti hanno avuto nella loro vita, in qualche momento della loro vita, una ” scazzottata ” con Dio. Al di là delle varie religioni e filosofie dove Dio ha sempre una scusante, nella nostra vita di tutti i giorni sorge spesso questa domanda: ” perché permetti tutto questo? “. Esiste una risposta e, per quanto riguarda il mondo Cristiano, pensando al Cristo direbbe : ” permetto tutto ciò perché ti amo. “. “Che assurdità!, se mi amavi perché mi sono ammalato in maniera grave? Sei sadico? “. Esso, il Cristo risponderebbe : ” attraverso di te manifesto la mia misericordia ” Ed ecco infatti che, dalla rabbia si passa al dialogo e, come un viaggio o un dialogo con l’Uno, si intuisce che tutto avviene per una logica che non ci è dato da capire ma che, se accettata, se si accetta la propria croce, ecco che una mano la solleva, la rende più leggera, tutto traspare una sottile serenità che coinvolge tutte le persone intorno a noi. ” Ma come fa a vivere così e ad essere sereno? “, ” Lui dice che ha Fede! ” , ” Se la sua Fede fa queste cose anche io voglio avere Fede”. E allora sì cari signori, non scandalizziamoci come facevano un tempo i farisei, i cosiddetti “puri” davanti al Tempio di Dio, arrabbiamoci con lui, facciamolo spesso se qualcosa ci fa davvero arrabbiare, purché continuiamo questo dialogo con Lui. Lui vuole questo, Lui vuole parlare con noi, con i nostri cuori, non importa come, se con le urla o con il silenzio. Te ne accorgerai perché dopo le urla, dopo il pensiero pesante e irato, dopo ripeto, se ascolterai, sarà quiete, sarà silenzio, sarà la sua presenza.

Che Dio vi benedica.

© Eugenio Ferraro

Autore: Eugenio Ferraro

Sono una persona comune che, per grazia ricevuta, si interroga tutti i giorni sulla vita, sulla realtà e su Dio condividendo tutto ciò che imparo a mie spese improvvisandomi scrittore vissuto con altre persone comuni che hanno ricevuto la mia stessa grazia. Alcune riflessioni vengono pubblicate sulla mia pagina di facebook ” Condividere la Luce “
https://www.facebook.com/Condividere-La-Luce-520531308326182/

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SAN FRANCESCO D’ASSISI – Lettera a tutto l’Ordine [221]

…[221] 26 Tutta l’umanità trepidi, I’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo (Gv 11,27). 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
28 Guardate, fratelli, I’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori (Sal 61,9); umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati (Cfr. 1Pt 5,6; Gc 4,10). 29 Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.

San Francesco d’Assisi

L’ULTIMA CENA dal Vangelo di Matteo (Mt 26,1-29)

26:1 Quando Gesù ebbe finito tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli:
26:2 “Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”.
26:3 Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote che si chiamava Caiafa,
26:4 e deliberarono di prendere Gesù con inganno e di farlo morire.
26:5 Ma dicevano: “Non durante la festa, perché non accada qualche tumulto nel popolo”.
26:6 Mentre Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso,
26:7 venne a lui una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato di gran valore e lo versò sul capo di lui che stava a tavola.
26:8 Veduto ciò, i discepoli si indignarono e dissero: “Perché questo spreco?
26:9 Quest’olio si sarebbe potuto vendere caro e dare il denaro ai poveri”.
26:10 Ma Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché date noia a questa donna? Ha fatto una buona azione verso di me.
26:11 Perché i poveri li avete sempre con voi, ma me non mi avete sempre.
26:12 Versando quest’olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.
26:13 In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato questo vangelo, anche ciò che ella ha fatto sarà raccontato in memoria di lei”.
26:14 Allora uno dei dodici, che si chiamava Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti,
26:15 e disse loro: “Che cosa siete disposti a darmi, se io ve lo consegno?” Ed essi gli fissarono trenta sicli d’argento.
26:16 Da quell’ora cercava il momento opportuno per consegnarlo.
26:17 Il primo giorno degli azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo la cena pasquale?”
26:18 Egli disse: “Andate in città dal tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te, con i miei discepoli””.
26:19 E i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e prepararono la Pasqua.
26:20 Quando fu sera, si mise a tavola con i dodici discepoli.
26:21 Mentre mangiavano, disse: “In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà”.
26:22 Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro: “Sono forse io, Signore?”
26:23 Ma egli rispose: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
26:24 Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato”.
26:25 E Giuda, il traditore, prese a dire: “Sono forse io, Maestro?” E Gesù a lui: “Lo hai detto”.
26:26 Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”.
26:27 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,
26:28 perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.
26:29 Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”.

I RE MAGI dal Protovangelo di Giacomo

… In Betlemme della Giudea ci fu un grande trambusto, perché erano venuti dei Magi che dicevano: “Dov’è il nato re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella nell’Oriente e siamo venuti ad adorarlo”.
Udendo questo, Erode fu turbato e inviò dei ministri ai magi; mandò anche a chiamare i sommi sacerdoti e li interrogò, dicendo: “Come sta scritto a proposito del Cristo, dove deve nascere?”.
Gli risposero: “In Betlemme della Giudea, perché così sta scritto”. E poi li rimandò. Interrogò anche i magi, dicendo: “Quale segno avete visto a proposito del re che è nato?”. I magi gli risposero: “Abbiamo visto una stella grandissima che splendeva tra queste stelle e le oscurava, tanto che le stelle non apparivano più. E’ così che noi abbiamo conosciuto che era nato un re a Israele, e siamo venuti per adorarlo”.
“Andate e cercate”, disse Erode “e se troverete fatemelo sapere affinché anch’io venga a adorarlo”.
I magi poi se ne andarono.
Ed ecco che la stella che avevano visto nell’oriente li precedeva fino a che giunsero alla grotta, e si arrestò in cima alla grotta. I magi, visto il bambino con Maria sua madre, trassero fuori dei doni dalla loro bisaccia: oro, incenso e mirra.
Essendo stati avvertiti da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro paese per un’altra via …

dal Protovangelo di Giacomo

SANTO STEFANO protomartire ed il sacrificio per una nuova Verità

Chi vaga nelle tenebre
inveisce alla Luce
perché disturba il sonno del suo buio.

Andrea Barani

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«… O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?
Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli Angeli e non l’avete osservata».

All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro
di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva:
«Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Poi piegò le ginocchia e gridò forte:
«Signore, non imputar loro questo peccato».
Detto questo, morì.

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La morte di Stefano, protomartire, denota l’immancabile rifiuto della Luce da parte di chi s’accontenta di una “Verità apparente”.
Questo tema procede da secoli, anzi millenni, rimanendo tuttora attuale.

Ma perchè ciò avviene?

Un’attenta elaborazione storica, al riguardo, ci aiuta a comprendere l’atteggiamento degli uomini quando sono posti di fronte ad una possibile “nuova Verità”.
Quest’ultima prospetta nelle coscienze umane, la possibilità di osservare e recepire la Verità sotto una nuova luce. Tutto questo promuove generalmente tre tipi di reazioni:

rifiuto, perché evita di doversi mettere in discussione e mettere in discussione le “certezze” socialmente accettate. Il rifiuto si può manifestare a livello psicologico, interiore, verbale e, negli “strati più bassi”, anche con reazioni fisiche violente;

–  indifferenza, da parte di chi non desidera prendere una “posizione” in merito, tentando di uscire indenne da qualsiasi sviluppo;

cercare di comprendere la “nuova verità” per valutare se è attendibile; ed in caso affermativo procedere con l’approfondire ed abbracciare questa “nuova Via”.

Questi tipi di reazioni avvengono in base alla propria personalità, a quanto nutriamo il “ricercatore che è in noi” ed al livello di coscienza a cui si appartiene.

Prendendo in considerazione tutti questi fattori possiamo quindi dedurre che il martirio di Stefano, a seguito di un linciaggio lapidatorio, sia indubbiamente avvenuto a causa di coloro che ebbero il “rifiuto” come reazione alle sue parole, e che in loro era viva una forte componente istintivo-animalesca infiammata ed incentivata dal “branco che attacca il singolo”.

Un epilogo che, da allora, la storia vedrà rivivere in altre decine, o centinaia, di circostanze.

Il coraggio sacrificale di Santo Stefano mi ricorda i valori simbolici del “Marte in Sagittario” che, con ardore, lotta per affermare la Verità.

Un abbraccio luminoso

© Andrea Barani

Dialogo GESU’ e NICODEMO

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui».

Gesù gli rispose:
«In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio».

Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?»

Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?»

Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo. E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

dal Vangelo di Giovanni