SANTO STEFANO protomartire ed il sacrificio per una nuova Verità

Chi vaga nelle tenebre
inveisce alla Luce
perché disturba il sonno del suo buio.

Andrea Barani

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«… O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?
Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli Angeli e non l’avete osservata».

All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro
di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva:
«Signore Gesù, accogli il mio spirito».
Poi piegò le ginocchia e gridò forte:
«Signore, non imputar loro questo peccato».
Detto questo, morì.

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La morte di Stefano, protomartire, denota l’immancabile rifiuto della Luce da parte di chi s’accontenta di una “Verità apparente”.
Questo tema procede da secoli, anzi millenni, rimanendo tuttora attuale.

Ma perchè ciò avviene?

Un’attenta elaborazione storica, al riguardo, ci aiuta a comprendere l’atteggiamento degli uomini quando sono posti di fronte ad una possibile “nuova Verità”.
Quest’ultima prospetta nelle coscienze umane, la possibilità di osservare e recepire la Verità sotto una nuova luce. Tutto questo promuove generalmente tre tipi di reazioni:

rifiuto, perché evita di doversi mettere in discussione e mettere in discussione le “certezze” socialmente accettate. Il rifiuto si può manifestare a livello psicologico, interiore, verbale e, negli “strati più bassi”, anche con reazioni fisiche violente;

–  indifferenza, da parte di chi non desidera prendere una “posizione” in merito, tentando di uscire indenne da qualsiasi sviluppo;

cercare di comprendere la “nuova verità” per valutare se è attendibile; ed in caso affermativo procedere con l’approfondire ed abbracciare questa “nuova Via”.

Questi tipi di reazioni avvengono in base alla propria personalità, a quanto nutriamo il “ricercatore che è in noi” ed al livello di coscienza a cui si appartiene.

Prendendo in considerazione tutti questi fattori possiamo quindi dedurre che il martirio di Stefano, a seguito di un linciaggio lapidatorio, sia indubbiamente avvenuto a causa di coloro che ebbero il “rifiuto” come reazione alle sue parole, e che in loro era viva una forte componente istintivo-animalesca infiammata ed incentivata dal “branco che attacca il singolo”.

Un epilogo che, da allora, la storia vedrà rivivere in altre decine, o centinaia, di circostanze.

Il coraggio sacrificale di Santo Stefano mi ricorda i valori simbolici del “Marte in Sagittario” che, con ardore, lotta per affermare la Verità.

Un abbraccio luminoso

© Andrea Barani

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